ABSTRACT - Nel febbraio 2017 la Commissione Europea ha presentato la terza edizione (la prima risale al 2010 e la seconda al 2013) dell’Indice di Competitività Regionale (Regional Competitiveness Index 2016 - RCI 2016); lo studio è teso a mostrare come e quanto – nell’ambito delle 263 regioni dell’Unione europea – sia misurabile la capacità di una regione di offrire un ambiente attraente e sostenibile alle aziende e ai cittadini che vi vivono e lavorano.Il presente documento fornisce un’analisi dettagliata del posizionamento della Puglia nell’ambito del RCI, come risultante dal livello da questa conseguito nei 43 indicatori disponibili con dettaglio regionale, afferenti ad 11 “pilastri” di analisi. Nella prima sezione, l’Indice di Competitività Regionale misurato per la Puglia viene confrontato con il contesto europeo, nazionale e ripartizionale; nella seconda parte, per ciascun pilastro, si fornisce la rappresentazione del valore dei rispettivi indicatori e il posizionamento della Puglia rispetto alla best e worst experience tra le regioni europee: nello specifico, per ogni indicatore, il dato della Puglia è comparato con la media delle regioni del Mezzogiorno, con la media delle regione italiane e con la media delle regione UE osservate; nella didascalia di ogni grafico si fornisce l’indicazione della regione più virtuosa e meno virtuosa e la posizione assoluta della Puglia nel classifica specifica del singolo indicatore. 

ABSTRACT - Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) pubblica annualmente i dati riepilogativi delle Dichiarazioni dei Redditi delle Persone Fisiche con dettaglio comunale. Essi forniscono utili indicazioni circa la distribuzione dei redditi dichiarati ai fini IRPEF fra i territori sia in termini quantitativi (posizionamento territoriale del livello di reddito) che qualitativi (distribuzione delle fonti di provenienza del reddito). In funzione degli ultimi dati a disposizione (diffusi il 28 febbraio 2017, relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti persone fisiche nel 2016, e relative al periodo d’imposta 2015) di seguito si analizzano le maggiori peculiarità rispetto alla situazione della Puglia, non solo osservata nel confronto con le altre regioni italiane, ma anche con rimando a realtà sub-regionali.

 

ABSTRACT - Lo scorso 10 febbraio l’Osservatorio Partite Iva, afferente al Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha diffuso l’aggiornamento dei dati concernenti le partite IVA, fornendo informazioni di natura economico-fiscale desunte dall’Anagrafe Tributaria.La presente nota intende fornire un quadro di stock e di flusso dei dati qui in oggetto, osservando la Puglia nel contesto ripartizionale del Mezzogiorno ed in quello nazionale: alla distribuzione territoriale definita in base al domicilio fiscale/sede legale indicata dal titolare nella comunicazione di apertura, segue una lettura per settore economico e - per le sole persone fisiche - di taluni caratteri strutturali.

 

ABSTRACT - La presente nota intende fornire un quadro sintetico ma auspicabilmente esaustivo ed aggiornato degli approdi irregolari e degli sbarchi controllati di migranti/profughi sulle coste pugliesi durante l’ultimo anno. Sulla base, infatti, di diverse fonti d’informazione locale ed in taluni casi di dati ministeriali, sono stati osservati (per il periodo gennaio 2016-gennaio 2017) gli approdi irregolari lungo le coste salentine e (per il periodo dicembre 2015-ottobre 2016) gli sbarchi controllati nei porti di Taranto e Brindisi. 

Lo scorso dicembre l’Istat ha presentato un primo insieme di indicatori italiani coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite.I 17 Sustainable Development Goals (SDGs) che compongono l’Agenda 2030 si riferiscono a diversi ambiti dello sviluppo sociale, economico e ambientale che devono essere considerati in maniera integrata, nonché ai processi che li possono accompagnare e favorire in maniera sostenibile, inclusa la cooperazione internazionale e il contesto politico e istituzionale. La presente nota intende fornire una ‘lettura graficizzata’ degli indicatori contemplati nei 17 Goals, osservando la Puglia – per gli anni più recenti possibile - nel contesto ripartizionale e nazionale.Per ognuno dei 17 Goals, di seguito, vengono proposti: a) il target dell’Agenda 2030 (adottata dalle Nazioni Unite), b) l’indicatore globale di riferimento e generalizzato a livello mondiale, c) nonché l’indicatore Istat che più si avvicina o identifica perfettamente l’indicatore globale 

 

Martedì, 29 Gennaio 2019 10:06

Occupazione femminile e natalità

ABSTRACT - Diversi sono i fattori che influenzano le scelte generative delle famiglie e che caratterizzano i processi di modernizzazione e di sviluppo complessivi della società: variabili demografiche, variabili culturali e valoriali, variabili socio economiche, organizzazione dei tempi di lavoro, politiche di welfare sia in ambito pubblico sia di impresa. Pertanto, le decisioni inerenti alla fecondità sono piuttosto complesse e di natura multidimensionale. Per quanto riguarda la Puglia, è impressionante la forte riduzione del tasso di fecondità e il calo delle nascite che durano da molti anni ormai. E’ da sottolineare che questo fenomeno è comune a livello nazionale, pur se è maggiore in Puglia l’intensità con cui si verifica. In questa breve nota si intende dar conto, tra le tante variabili importanti, di una particolare relazione tra il contesto occupazionale e il tasso di fecondità totale (misurato in termini di numero medio di figli per donna).

ABSTRACT - La presente nota intende fornire taluni elementi concernenti l’evoluzione demografica delle classi giovani e anziane della popolazione, confrontando il dato regionale con quello ripartizionale e nazionale e includendo gli indicatori di invecchiamento demografico. Alla luce di tali dinamiche, si fornisce una breve descrizione delle disposizioni che regolano l’accesso al sistema pensionistico. Inoltre, si presenta un’analisi della consistenza dei pensionati a livello regionale attraverso alcuni indicatori che ne consentono la comparazione con la situazione nazionale. Infine, si propone un’analisi di scenario previsionale relativa alle dinamiche che interesseranno la consistenza e la struttura demografica regionale nel prossimo cinquantennio.

ABSTRACT - Per Benessere Equo e Sostenibile (BES) è da intendersi una metodologia sviluppata dall'Istat per offrire indicatori sullo stato di salute del Paese che vadano "al di là del PIL", attraverso l'individuazione di strumenti di valutazione integrativi, in grado di ricomprendere aspetti connessi alle disuguaglianze e alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Il progetto BES si inserisce nel dibattito internazionale sulle modalità di misurazione del progresso di una società, che, come ormai riconosciuto a livello mondiale, non possono essere esclusivamente di carattere economico.Le dimensioni considerate nel BES, che costituiscono una rappresentazione della qualità della vita all'interno della società italiana, afferiscono a dodici differenti ambiti: salute, istruzione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio, ambiente, ricerca & innovazione e qualità dei servizi. Nello specifico, proprio in funzione del recente rilascio della banca dati BES da parte di Istat (dicembre 2017), la presente nota si propone di analizzare il posizionamento della Puglia, per tutti gli indicatori, nello scenario nazionale, ripartizionale e regionale.

 

ABSTRACT - La presente nota intende osservare la situazione attuale dei richiedenti protezione internazionale e umanitaria in Italia e in Puglia. L’analisi prende, dapprima, in considerazione quelle che sono le dinamiche nazionali connesse ai richiedenti protezione internazionale, alle diverse forme di accoglienza e al lavoro svolto dalle Commissioni Territoriali per i Richiedenti Asilo; successivamente osserva il contesto pugliese e in quest’ultimo caso l’indagine tiene conto dell’attività svolta da ciascuna delle tre Commissioni Territoriali per i Richiedenti Asilo operative in Puglia.

 

ABSTRACT - La Puglia è la quarta regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata (dopo Sicilia, Campania e Calabria). Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, al 15 gennaio 2018, risultano confiscati in Puglia 1.496 immobili e 71 aziendeLa presente nota intende, dapprima, illustrare brevemente la legislazione in materia di misure di prevenzione patrimoniali e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, evidenziando le novità introdotte dalla legge 17 ottobre 2017 n. 161 recante “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”, e in una seconda parte, analizzare le policy regionali in materia di beni confiscati, operando, altresì, una ricognizione dei dati riferiti alla collocazione topografica e alla tipologia dei beni sequestrati e confiscati su tutto il territorio regionale.

 

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